di PIR (Parti des indigènes de la République)

Dopo un silenzio presidenziale tipico, Emmanuel Macron ha finalmente tenuto un discorso ufficiale, con le lacrime agli occhi, sulla crisi che vive il paese. La sua prima risposta è stata giustificare la repressione della polizia, ormai del tutto nuda davanti agli occhi degli osservatori internazionali e di un numero crescente di francesi di ogni provenienza (si pensi alle scandalose immagini del trattamento coloniale dei liceali di Mantes-La-Jolie). A peggiorare il colmo dell’oscenità, Macron ha considerato come vittime le forze di polizia armate in eccesso, buona parte delle quali ha mostrato ai “français de souche” il volto che di solito fa vedere agli indigeni. Non c’è bisogno di commentare le misure economiche di facciata proposte da questo presidente, che, di fronte a una contestazione di massa della sua intera politica, riafferma di volerla perseguire comunque a tutti i costi, promettendo e finanziando misure apparentemente sociali sulle spalle dei più modesti, e continuando a proteggere gli interessi di coloro che continueranno a non pagare tasse sul loro patrimonio. Queste misure non ingannano nessuno, tranne il numero sempre minore di ingenui. Ci interessa però sottolineare la seconda dimensione delle “concessioni” fatte da questo disperato presidente. Dopo essersi presentato come un baluardo contro una minaccia populista e razzista, il capo di Stato francese “concede” la necessità di “aprire il dibattito” sull’immigrazione, e di riconoscere le sofferenze dei francesi di fronte ad una “laicità scossa”. Così la questione migratoria diviene stranamente l’unico punto dei “programmi” dei gilets jaunes che egli è disposto ad ammettere senza compromessi, aggiungendovi una dose di islamofobia in uno scenario in cui l’Islam sembrava non interessare più i media.

L’obiettivo di queste manovre non lasciano alcun dubbio. Preso dal panico dalla fionda delle categorie sociali bianche che costituiscono la base della nazione e dalla rottura del patto repubblicano che lega lo Stato e il popolo legittimo, Macron ha tirato fuori il jolly dall’unità nazionale di fronte alla “minaccia” indigena. I “teppisti” sono ovviamente la “feccia/la racaille”, i “parassiti” sono ovviamente gli immigrati, il pericolo sono ovviamente i musulmani che minacciano la laicità. Ecco il campo d’azione che il presidente Macron propone ai francesi, quello che ha già scelto. Chi si è mobilitato contro lo stato di emergenza, contro la legge asilo-immigrazione, contro la riforma dell’istruzione Parcoursup e contro l’aumento razzista delle tasse scolastiche per gli studenti extraeuropei riconosce bene la grossolanità di queste manovre. Il razzismo e neoliberalismo autoritario sono al potere: e dovranno essere combattuti con tutti i mezzi necessari.

 

(Traduzione di Tania Taburno)

testo originale su http://indigenes-republique.fr/identite-nationale-et-neoliberalisme-les-nouveau-vieux-habits-de-macron/