Deco[K]now è una rete di ricercatrici e ricercatori che a partire dal Sud Europa promuove la decolonizzazione dei saperi. Crediamo che il colonialismo sia stato qualcosa di più di un periodo concluso, un oggetto di erudizione storica; è piuttosto un diagramma di costruzione e legittimazione di rapporti di forza, un’alleanza violenta di saperi e poteri. Il colonialismo si presenta come una metafisica operativa che ha prodotto e continua a produrre l’universale come prospettiva egemonica del soggetto occidentale, subordinando ogni differenza alla sua unità totalizzante: è al contempo una pratica storica di esercizio della forza e di violenza epistemica. I suoi effetti principali si mostrano oggi nelle modalità di governo globale delle migrazioni. Il dispositivo coloniale si è storicamente configurato come un complesso di proposizioni che ha materializzato nel soggetto – nella classe, nella razza e nel genere – un apparato biologico e semiotico di gerarchizzazione, appropriazione e dominazione del vivente da parte dell’Europa. Crediamo dunque che la decolonizzazione passi inevitabilmente per un lavoro di problematizzazione e messa in crisi delle stratificazioni di potere cristallizzate nelle pratiche conoscitive delle discipline istituzionalizzate. Decolonizzare significa nominare la colonia come luogo di appropriazione dei saperi da parte dell’occidente che si fa centro geopolitico del potere e soggetto universale della conoscenza.

Per aggredire questa configurazione di potere occorre individuare e cartografare gli spazi e le modalità di enunciazione aperte dalle lotte dei migranti e dalle pratiche politiche antirazziste. E’ necessario dunque strappare il soggetto europeo alla sua astrazione e riposizionarlo nell’ordine del discorso, localizzando le resistenze capaci di svelare le geografie, le temporalità storiche e le modalità attraverso cui l’occidente si è autolegittimato come significante-padrone. Intendiamo la decolonizzazione come pratica necessariamente transdisciplinare in grado di infrangere il confine come concetto operativo della metafisica coloniale europea. Il confine non solo come tecnologia politica sovrana di cattura e costruzione dell’umano, di comando del capitale, ma anche come apparato di polarizzazione teorica – tra interno ed esterno, tra centro e periferia, tra pratica e teoria, tra molare e molecolare. Allo spazio striato di una geografia politica dei confini vogliamo opporre una geografia ec-centrica e a-centrica, un piano liscio per l’esercizio di una libertà di movimento generalizzata. Alla linearità storica del progetto coloniale europeo e ai suoi monumenti – l’identità, la razza, la nazione, il soggetto – vogliamo opporre una storia non-lineare, fluida, multidimensionale; una proliferazione di dimensioni storiche che al di sopra e al di sotto di quella egemonica ne mettono in crisi il dominio totalizzante.

La nostra prospettiva non è volta a rinegoziare un nuovo centro d’enunciazione, una nuova storia, una nuova identità dominante; decolonizzazione sta a significare piuttosto l’individuazione di pratiche di riappropriazione e soggettivazione. Il nostro obiettivo è dunque decentrare e moltiplicare i centri, le storie, le lotte per produrre un sapere collettivo e molteplice.

Deco[K]now si propone come una pratica teorica conflittuale non sclerotizzata in una conoscenza erudita, ma che sia arma e strumento, ricerca di nuove enunciazioni antirazziste per la comprensione e l’azione in contesti locali e globali.

Deco[K]now è l’urgenza di una presa di parola in favore di una reale liberazione della conoscenza.