di Amador Fernández-Savater

Di recente ho avuto l’occasione di vedere “ The Thing ” di John Carpenter (1982), un film di fantascienza che non ha minimamente perso la propria capacità di impatto, con Jun Fujita Hirose, autore del libri “Il cine-capitale. Il cinema di Gilles Deleuze e il divenire rivoluzionario delle immagini” (ombre corte, 2020). L’intera conversazione post-film gira attorno alla questione del nemico, che non è mai stata cosi attuale come ora con il coronavirus – Chi è il nemico? Il terrificante essere trovato in Antartide, che la spedizione degli scienziati chiama semplicemente: “ The Thing

“Siamo in guerra”, ha affermato Macron. E perciò ha ordinato all’esercito di pattugliare le strade. Il presidente cileno Sebastián Piñera disse esattamente la stessa cosa, quando iniziò l’ insurrezione nel suo paese: “Siamo in guerra contro un nemico potente e implacabile che non rispetta niente e nessuno ”. Un potere “alieno”, ha aggiunto sua moglie Brigitte . Si sintesi, mobilitazione e guerra totale contro … The Thing!

La Cosa (del film) non ha un nome. È un Oggetto Volante non Identificato dai radar del noto. Non rientra in nessuna tabella di classificazione, in nessuno dei precedenti sistemi di categorizzazione. Ma c’è di più: The Thing annienta e distrugge ogni cosa e persona, compresi i membri della spedizione. È il mostro, l’essere che proviene da un altro pianeta, il combattente illegale, la potenza estranea, un punto di vista esterno alla civiltà.

War on The Thing ! Ovviamente occorre prendersi cura di se stesso e degli altri, proteggersi e proteggerli. Ma La Cosa non è anche un’occasione per riflettere? È importante interrogarsi soltanto sull’effetto di interruzione che ha prodotto: interruzione degli automatismi, degli stereotipi, delle certezze. La Cosa è una falla nel nostro solido sistema di certezze. Ci invita a ripensare di nuovo tutto: salute e igiene, città e cibo, legami sociali e attività di cura.

Invece di tappare la falla, bisogna guardare attraverso di essa. E’ questa la differenza tra il gestire e il trasformare. Ma chi vuole che rimanga sotto forma di squarcio?

– Non importa. Chi è La Cosa ?

Lo stiamo vedendo oggi: il nemico può essere chiunque. Coloro che giungono in città da altre città, quel ragazzo che cammina (ancora) per strada, i senzatetto e i ragazzi migranti senza una casa.

In questi giorni di quarantena è percettibile una tensione sociale di tipo orizzontale. Chi ha contratto il virus? Non lo si sa per certo. Chiunque può trasmetterlo. Bisogna sospettare di chiunque. Infatti, si può essere involontariamente portatori sani della Cosa: si può essere asintomatico.

I comunisti erano un nemico riconoscibile. L’AIDS era associato a “gruppi o pratiche a rischio”. Ma ora chiunque può essere infettato, chiunque può diffondere il virus; chiunque dunque è il nemico.

Nel film, il pilota Mc Ready (Kurt Rusell) valuta di volta in volta chi può avere il virus, così è più sicuro. Ma la situazione cambia, si evolve. La persona sana di ieri può essere la persona infetta di oggi. Un infernale cortocircuito tra il reale e il potenziale. Perciò, diffidenza e paranoia sono tendenzialmente diffuse.

– Il nemico viene da fuori

Come proteggersi? Nel film, ogni personaggio si ferma a una dimensione prettamente individuale, evitando di incontrare gli altri e perciò di ideare una strategia a più ampio raggio (la tecnica del campo-controcampo restituisce la distanza sociale ). Dobbiamo chiudere i confini. Una barriera attorno a ciascuno di noi, ovvero la quarantena vissuta nella propria casa. Il confine del paese, il confine dell’Unione Europea. Non importa che l’Europa sia più una fonte di contagio che l’esatto contrario, si pensa ancora che il nemico venga dall’esterno e che ci si può proteggere soltanto se lo si lascia fuori.

Eppure nel film La Cosa esisteva ancor prima dell’indagine iniziale. La Cosa stava lì da molto tempo, incastonata nella Terra.

Se, dunque, La Cosa era lì dapprima, come potremmo lasciarla fuori?

Un testo straordinario che sta circolando in questi giorni, intitolato “ Monologo del virus ” , ci ricorda che i virus erano presenti fin dall’inizio di tutto, che rappresentano la continuità con ciò che è vivo, che senza di loro non ci sarebbe stata vita.

Proprio come il fenomeno atmosferico del “barravento” si verifica nel cielo di Glauber Rocha (1962), allo stesso modo, il coronavirus deve essere identificato come un fenomeno di totale deterritorializzazione del Pianeta. Il Virus è la Terra. Noi siamo gli extra-terrestri. Abbiamo rescisso il legame che intercorre tra forme di vita, separando il soggetto (l’Uomo), dall’oggetto da dominare (il mondo). E’ proprio questa posizione dominante, che ha interrotto la continuità del vivente e che, di conseguenza, ha messo finito per mettere tutto e tuttx in pericolo. È questa (nostra) vita da extraterrestri, la vera minaccia.

– Bisogna proteggersi dalla Cosa. Ma come?

Nel film di Carpenter non c’è via d’uscita. E’ un film estremo, senza concessioni, senza illusioni, senza lieto fine.

Per non permettere alla Cosa di prevalere, Mc Ready brucia ogni cosa, ogni essere vivente, persino l’intero laboratorio scientifico. Dà fuoco a tutto ciò che dovrebbe (presumibilmente) proteggere. Perché sospetta che La Cosa possa essere nascosta in ogni angolo.Dà fuoco letteralmente a tutto, così, da rimanere fuori allo scoperto, in un deserto di ghiaccio. Il fuoco sconfigge le tenebre, ma minaccia anche di portarsi tutto con sé.

È la via di uscita più radicale: bruciare tutto ciò che presumibilmente ci protegge dal male, ma che, invece, in realtà non fa che riprodurlo. Rimanere fuori allo scoperto, dove è possibile un nuovo inizio. Essere esposto alla vita. Questo gesto radicale è oggi alla nostra portata? Desideriamo una cosa del genere o abbiamo troppa paura? È l’unico gesto possibile? Sembra che invece, al massimo, si cerchi una risposta soltanto ragionevole, che sia capace di proteggere i più vulnerabili senza dover sacrificare nessun altro in cambio (i poveri, i capri espiatori). In pratica, si stanno cercando le risposte che ci riportino alla normalità senza pagare un caro prezzo. Ma è proprio lì, nell’uscita riformista, che La Cosa troverà sicuramente angoli in cui proteggersi…. mentre noi vorremmo invece approfittare del buco per ripensare il mondo in un modo davvero radicale.

Quindi? Cosa fare ?